Il 9 luglio 2009... Che dire !!! Una data che ricorderemo. Infatti il ddl in materia di sviluppo è stato approvato in senato. Via libera alle Centrali Nucleari quindi, in barba a tutti i cittadini che avrebbero detto volentieri NO e a tutti quelli che al referendum del '87 si sono dissociati da questo tipo di politica energetica. E' il caso di dirlo: "L'ennesimo scivolone antidemocratico per questo Governo Berlusconi".
In ogni caso non voglio dilungarmi sulle scelte politiche condivisibili o non, voglio invece analizzare cosa sono le centrali nucleari e perché sono la scelta energetica più sbagliata che si possa fare. Analizzerò quattro problemi distinti che non vanno mescolati, al fine di capire bene l'entità del problema e per dare un parere il più obiettivo possibile.
Iniziamo col parlare di queste benedette centrali nucleari, che sono considerate la risorsa del futuro ma sono solo un becero ripiego. Il nome completo della centrale elettrica nucleare è “Centrale nucleotermoelettrica”, da ciò si evince che sfrutta la temperatura per produrre energia. Pensate ad una pentola a pressione, la temperatura sale, l'acqua bolle e alza la pressione interna all'involucro finché una valvola si apre e lascia uscire il vapore. Ora pensate di non disperdere questo vapore ma incanalarlo in un tubicino e all' estremità posizionare una piccola pala che gira collegata ad una dinamo. Ecco!!! State producendo energia !!!
Temperatura, acqua che bolle, pressione in rapido aumento, valvola, turbina e dinamo questa è la ricetta dell'energia elettrica. Per caso, non vi sembra una cosa già sentita? Avete ragione, è lo stesso sistema che usano i treni a vapore per l'energia meccanica ( invenzione dell'800 ) e che usano le centrali termoelettriche attuali. La cosa che cambia è solo il combustibile. In Italia attualmente si usano carbone, olio combustibile e metano, tra un po' si useranno anche uranio e plutonio. Quindi niente passi avanti amici, si passa solo, se mi permettete il paragone in termini automobilistici, dal Diesel al BLU Diesel con tutto ciò che ne comporta. Innanzi tutto capiamo di che tipo e come sono fatte le centrali nucleari.
Quelle che intendono installare in Italia sono di terza generazione di tipo EPR o AP basate entrambi sul PWR.
PWR è l'acronimo inglese di reattore ad acqua pressurizzata (Pressurized Water Reactor ). In questi tipi di reattori l'acqua non bolle direttamente al loro interno. Il vapore viene infatti prodotto in uno scambiatore intermedio fra il contenitore e la turbina: questa configurazione ha il vantaggio di assicurare che il vapore che arriva in turbina non è mai stato direttamente a contatto con i tubi che contengono il combustibile nucleare, e quindi non può contenere prodotti di fissione (radioattivi) sfuggiti dai tubi stessi.
C'è da precisare che il problema delle centrali nucleari non è nella sicurezza. Sarà difficile che si possa ripetere ciò che è successo a Chernobyl, la tecnologia è cambiata, i processi sono gestiti da computer che non commettono errori ( a parte quelli commessi dagli umani nel programmare gli automatismi ). Allora dov'è il problema, vi chiederete.
Il problema è nel ciclo di vita delle centrali nucleari, nel prezzo del combustibile nucleare, nell'efficienza di produzione energetica nucleare e nello smaltimento di rifiuti nucleari.
Procediamo con ordine:
Problema 1: Il ciclo di vita delle centrali nucleari
Per una centrale nucleare di terza generazione si prevede una vita utile dai 40 ai 60 anni. Terminato questo ciclo si provvede allo smantellamento. Tralasciamo i costi di costruzione, che si spera siano ammortizzati negli anni di operatività della centrale ed analizziamo i costi di smantellamento.
Un rapporto dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico pubblicato nel 2003, segnalava i costi in dollari USA (del 2001) in base al tipo di reattore (non incidentati). Per i PWR occidentali, la maggior parte era $ 200-500/kWe, per i VVER dell'Europa dell'Est i costi erano attorno ai $ 330/kWe, per i BWR $300-550/kWe, per i CANDU $270-430/kWe. Il kWe è una unità di misura dell'energia elettrica, i reattori nucleari producono molti kWe (ref. Appendice).
Molto superiori erano i costi dello smantellamento dei reattori refrigerati a gas (es. la centrale nei pressi di Latina basata sulla tecnologia inglese a gas grafite GCR-Magnox) a causa della maggior quantità di materiali radioattivi (e dell'infiammabile grafite), che raggiungevano i 2.600 dollari/kWe per alcuni reattori Magnox del Regno Unito. Cito altri esempi:
Negli USA molte compagnie elettriche attualmente stimano una media di 320 milioni di dollari per lo smantellamento totale di ogni reattore nelle centrali USA (dollari del 1998).
In Francia, lo smantellamento della Brennilis Nuclear Power Plant, un impianto da 70 MW, è già costato circa 480 milioni di euro (20 volte i costi stimati) ed è ancora incompleto dopo 20 anni. A dispetto degli ingenti investimenti nel rendere sicuro lo smantellamento, elementi radioattivi come il plutonio, il cesio-137 e il (particolarmente tossico) cobalto-60 sono percolati dentro il vicino lago.
Nel Regno Unito, lo smantellamento del reattore a gas di Windscale (WAGR), un piccolo impianto di potenza da 32 MW, è costato 117 milioni di euro.
In Germania, lo smantellamento della centrale nucleare di Niederaichbach, da 100MW, è costato circa 90 milioni di euro.
Esistono tre sistemi, definiti dell' IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) per lo smantellamento:
Lo smantellamento immediato permette all'impianto di essere rimosso dalla lista degli impianti da tenere sotto controllo, questo in un periodo di tempo relativamente breve dopo lo spegnimento e la fine delle attività regolate dall'agenzia. Solitamente, le attività di smantellamento o decontaminazione finale, iniziano entro pochi mesi o anni, dipendendo dal tipo di reattore, caratteristiche e luogo che ospita la centrale. In seguito alla rimozione dal controllo normativo, il sito viene reso disponibile all're-utilizzo.
La chiusura al sicuro: questa opzione rimanda la fine delle attività di ispezione e controllo per un periodo più lungo, abitualmente nell'ordine di 40-60 anni. L'impianto viene modificato (svuotato del combustibile nucleare e demolite alcune strutture), portandolo ad una configurazione ad immagazzinamento sicuro fino al momento dello smantellamento finale e della decontaminazione definitiva.
Il Tombamento mette l'impianto in una condizione che permetterà al materiale radioattivo di rimanere nel sito senza la necessità di rimuoverlo totalmente. Questa opzione abitualmente comporta il ridurre le dimensioni dell'area dove il materiale radioattivo viene collocato e in seguito si rinchiude l'edificio del reattore, (possibilmente senza il combustibile nucleare), con le sue piscine, tubature, pompe, vaporizzatori e tubi e altri materiali all'esterno del reattore dentro ad una struttura di lunga durata in cemento armato, sigillata in modo che non abbia perdite nel terreno, refrigerata (con ricircolo di aria o acqua) e che possa durare per un periodo di tempo sufficiente ad assicurare che la radiazione residua non costituisca più un pericolo ingestibile.
Quindi per smantellare una centrale occorre circa il doppio del tempo del suo ciclo di vita. Questo non è di certo un punto a favore.
Problema 2: Il prezzo del combustibile nucleare
Attualmente, i paesi che estraggono il 94% di combustibile nucleare nel mondo sono: America, Canada, Russia, Australia, Congo e Sud-Africa quindi non avendola come risorsa interna andremo a comprarla e sebbene ora il prezzo possa sembrare irrisorio, in futuro le cose potrebbero essere diverse, come successo per il petrolio ( Ed una centrale occuperà una location per 200 anni tra vita effettiva e smantellamento ).
Problema 3: L'efficienza di produzione energetica nucleare
Molti credono che le centrali Nucleari siano molto efficienti, in realtà non è affatto così. L'efficienza delle centrali nucleari è minore di quella delle termoelettriche convenzionali (circa il 30% rispetto a circa il 40%) perché il vapore ha caratteristiche termodinamiche inferiori. Il vantaggio fondamentale della centrale nucleare è la quantità estremamente ridotta di combustibile. Grosso modo una centrale termoelettrica convenzionale da 1000 Megawatt di potenza elettrica usa tra 1.5 e 2 milioni di tonnellate di combustibile in un anno, mentre una nucleare di pari potenza ne usa circa 30 tonnellate.
Problema 4: Lo smaltimento dei rifiuti nucleari
Non entro nel merito delle vicende successe a Napoli per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e della grande difficoltà che ha l'Italia nell'allinearsi agli standard europei sulle politiche ambientali di stoccaggio e riciclaggio di rifiuti, ma vorrei rammentarvi che sono state trovate scorie nucleari a Castelmauro, sulle quali è stata anche fatta una interrogazione del Consigliere Bonomolo al Presidente della Regione Molise.
Il problema delle scorie radioattive è probabilmente il più critico per l'industria nucleare. Il procedimento di fissione nucleare produce materiali residui ad elevata radioattività che rimangono estremamente pericolosi per periodi lunghissimi (fino a tempi dell'ordine del milione di anni).
Ora mi chiedo...
Perché investire nel nucleare quando abbiamo la possibilità di produrre energia elettrica da fonti rinnovabili?
Perché lo Stato non promuove una legge che orienta e promuove la costruzione di edifici ecosostenibili ed energeticamente autosufficienti ?
Chissà !!! Evidentemente, come succede spesso in Italia gli interessi di fondo sono molti per spingere un paese ad orientarsi verso un management economico in passivo a priori, un impegno a lungo termine ed una sicurezza ambientale ad alto rischio per generazioni e generazioni.
Ora vi segnalo alcuni video-report che spero vi facciano riflettere sulla situazione attuale in alcune centrali Nucleari presenti sul territorio Italiano a cui i cittadini hanno detto NO.
Il kWe è un multiplo dell'unità di misura per la Potenza Elettrica esattamente 1000 Watt elettrici e si usa per stimare la capacità di produzione elettrica delle centrali elettriche al netto delle energie termiche e meccaniche prodotte dall'impianto.